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APPUNTI DEL PROFESSORE IMBORNONE GIOACCHINO – Parte Seconda

Insegnante storico dell’ITCG “G. B. HODIERNA” e grande osservatore della realtà circostante, il professore Imbornone, sciacchitano, ma integrato pienamente a Mussomeli, di cui è stato  anche sindaco negli anni   , ha voluto omaggiare l’odierno “IIS MUSSOMELI E CAMPOFRANCO”,  in occasione del suo cinquantesimo, con  degli appunti  scaturiti  dalla sua  lunga esperienza di insegnante  attento alle esigenze degli studenti e della  società  mussomelese.

(Leggi la prima parte dell’articolo)

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Ancora oggi, e con maggiore spinta di ieri, l’ITCG di Mussomeli continua a produrre cultura e dare qualifiche specialistiche nel campo commerciale, finanziario, amministrativo, delle costruzioni, delle attività catastali, delle Lingue straniere, ecc.

Gli  insegnanti sono molto preparati e molti sono ex alunni dello stesso istituto, validi e valorosi professionisti, senz’altro capaci di saper trasmettere ai discenti le proprie qualità morali, culturali e professionali.

 La grande struttura che ospita l’Istituto è nuova, molto adeguata alle esigenze della popolazione scolastica, della didattica e di ogni altra attività. Le attrezzature professionali in dotazione sono di ottima fattura e pienamente rispondenti alle particolari esigenze operative ed esercitative degli allievi frequentanti.

Mussomeli è divenuto un Centro scolastico-culturale di livello superiore all’ordinario, da cui, tutti gli anni, prendono la Maturità giovani molto preparati e capaci di primeggiare negli studi universitari di molte e prestigiose Università d’Italia, ma purtroppo, con nostro grande cruccio, sempre più spesso devono abbandonare il nostro territorio  per cercare quel lavoro che in Sicilia o meglio in Italia è difficile trovare 

Mi è capitato due o tre volte di entrare  nei nuovi locali dell’Istituto e mi sono perso, ho avuto bisogno di essere accompagnato da uno dei tanti bravi “bidelli” presenti per arrivare alla mia destinazione.

 Percorrendo  i lunghi corridoi ho pensato a come erano i locali che, nel 1968, ospitavano le sezioni staccate a Mussomeli degli Istituti Tecnici Commerciale e per Geometri di Caltanissetta: non certamente rispondenti ai più  elementari  canoni normativi, sia per la loro ampiezza che per le loro condizioni strutturali.

 Bisognava augurarsi che ci fosse il  sole perché in caso di pioggia, in molti locali del secondo piano occorreva  fare lezione con  gli ombrelli aperti.

Facente funzioni di “segretario-tuttofare” – persona squisita nei modi e nel lavoro – il signor Paolino Mistretta. Unico “bidello” il signor Salvatore Mingoia  (Rinzinu),  impiegato comunale; la pulizia dei locali, ogni giorno, dopo le ore 14,00, veniva fatta dal personale della Nettezza Urbana del Comune di Mussomeli.

 Il “dirigente delle sezioni”, nominato non formalmente dall’allora Preside (Gulino) del Commerciale di Caltanissetta, era il concittadino professore di Italiano e Storia, avvocato Vincenzo Nucera, persona di elevata cultura giuridica, allegro e di grande apertura mentale e umanità. Il preside dell’Istituto per Geometri di Caltanissetta era il professore Castellana, di Agrigento, laureato in Fisica e persona di alta cutura anche umanistica e filosofica.

In quel periodo e forse ancora oggi, per i docenti non del posto, Mussomeli costituiva una sede disagiata e spesso non si trovavano facilmente insegnanti di determinate discipliche tecniche in conseguenza di ciò  nel 1968, il preside mi pregò di aggiungere alle mie 18 ore (Scienze naturali, Chimica, Merceologia e Geografia generale) altre sei ore di lezioni settimanali (Agronomia ed Economia agraria), da svolgere nella nuova 3A Geometri,  una classe di allievi molto educati e con tanta voglia di studiare  consapevoli che lo studio e l’applicazione continui erano – come lo sono ancora tutt’oggi! – la strada attraverso cui arrivare al traguardo desiderato, anzi, anelato. Ricordo con affetto tutti gli allievi di quella classe, che sono:

  1. Borrelli, C. Guarino, L. Militello, S. Mingoia, R. Bellafiore, A. Bullaro, G. Bonomo, S. Bonomo, G. Canalella, A. Cardinale, N. Casamassima, M. Geraci, M. Chella, G. Ingrao, C. Lombardo, T. Lupo, P. Mistretta, A. Muscarella, B_Palmeri, I. Petronio, F. Petruzzella, V. Scaduto, G. Schifano.

Desidero accennare a un aneddoto che riguarda questi allievi, che poi sono stati promossi in quarta classe in maniera lodevole.

 Pur non essendo più loro insegnante mi tenevo sempre in contatto con loro e,  dopo due, tre mesi dall’inizio dell’ anno scolastico ‘69/’70,  rendendomi conto delle difficoltà che avevano nell’assimilare compiutamente i principi di Matematica finanziaria applicati all’Economia e all’Estimo agrari li ho invitati tutti a venire a casa mia e dopo  tre o quattro lezioni, sono riuscito nell’intento di appianare le loro difficoltà, anche se spesso dovevano stare all’impiedi , dato che nella mia casa di  sposino c’erano solo dodici sedie.

 Oggi tutti questi ex alunni che 50 anni fa iniziarono gli studi superiori svolgono con diligenza e competenza la loro azione professionale e/o tecnica o imprenditoriale nei diversi campi dell’attività umana.

 Un pensiero deferente va al maresciallo Borrelli, all’ingegnere L. Militello ed al funzionario di banca S. Mingoia,  che purtroppo non sono più con noi per festeggiare la ricorrenza dei 50 anni dell’istituzione dell’I.T.C.G.

      Dopo qualche anno, la sezione geometri fu trasferita nel plesso ex convento di Santa Maria e venne nominata  dal Preside  come delegata la professoressa di lettere Giuseppina Tuzzeo, la quale dopo qualche anno si trasferi a Caltanissetta, pertanto io subentrai nell’incarico di delegato. Ho introdotto questo paragrafetto per raccontare un altro aneddoto. In certi periodi dell’anno scolastico – come avviene del resto ancora oggi – gli alunni organizzavano delle agitazioni, degli scioperi e restavano fuori dal portone della scuola anche dopo il suono della campanella che annunziava l’inizio delle lezioni. Purtroppo, per serie ragioni di carattere familiare, ero costretto ad arrivare a scuola con cinque minuti di ritardo, ed i ragazzi questo lo sapevano, ma appena la moltitudine degli alunni vedeva la mia macchina scendere Tarteria, la discesa, che dalla via Trento porta alla piazza di Santa Maria, immediatamente gli alunni entravano a scuola  e lo svolgimento delle lezioni avveniva come se nulla fosse accaduto.

 

 

 

 

 



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